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Francoforte 2012

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mercoledì 22 ottobre 2014

Un nuovo cammino


E' passato più di un anno, oramai, e mi sento pronto a condividere con voi questo nuovo cammino intrapreso. In questo blog entra, oggi, lo shiatsu. Non sarà semplice spiegare di cosa si tratta, ma il tentativo di farvi partecipi mi accompagna già da un po' di tempo. Prendo al balzo la voglia del gruppo di studio di pubblicizzare la scuola dove stiamo seguendo il corso e do inizio alla mia opera di condivisione.

La locandina riportata a lato mostra la scuola dove, dall'ottobre del 2013, mi reco per seguire le lezioni tenute dall'insegnante Antonio Cerino. L'Associazione culturale "Il Cerchio" ospita al suo interno La Scuola Internazionale di Shiatsu Italia.

Io ho deciso di seguire il corso professionale con l'obiettivo di diventare un operatore shiatsu a tutti gli effetti. Parlare del perché di questa scelta è cosa ardua, richiederebbe tantissimo tempo. Diciamo che ho seguito l'istinto o forse meglio dire un richiamo. Il mio obiettivo è quello di farvi conoscere, poco alla volta, questa "disciplina". In questo modo, forse, risalirete al perché della mia scelta. Con i miei post non cercherò di farvi delle lezioni, assolutamente. Lungi da me una cosa del genere.

Il mio desiderio, come sempre, è quello di condividere ciò che mi emoziona e mi arricchisce.

lunedì 6 ottobre 2014

In viaggio (Secondo giorno)

La sveglia suona alle 6:00 ma io sono già sveglio. Non ce la faccio ad alzarmi, la notte è stata durissima. Praticamente non ho dormito per colpa dei crampi che sopraggiungevano improvvisi nel bel mezzo del sonno ed ora mi ritrovo stanco, a pezzi, impaurito ....e mò!?
Con coraggio mi vesto, preparo lo zaino e scendo a fare colazione. Fame zero, sono ancora nauseato dalla cena ma mi impongo di mangiare quanto più possibile. Risalgo in camera, infilo la testa sotto l'acqua fredda con il tentativo di scuotere e risvegliare il mio corpo. Nel salire e scendere le scale ho potuto verificare che le gambe non ci sono ed i crampi sono in agguato.......che fare? Partire o fermarsi un giorno? Squilla il telefono, è Stefania. Lei non sa che sono già partito, lei sa che sto per partire (sorprese d'amore!). Mi chiede come mi sento, se sono emozionato e pronto per questa avventura. Parlare con lei mi scuote, come sempre. Un'onda di energia mi pervade; mi immagino arrivare in serata tra lo stupore di familiari increduli e le lacrime di gioia. Si parte, ce la posso fare. In fin dei conti, male che va mi faccio venire a prendere. L'obiettivo della giornata è fare quanti più chilometri possibile, avvicinarsi quanto più possibile. Se poi riesco ad arrivare con le mie gambe beh allora mi tuffo in acqua con tutta la bicicletta! VIA!
Salgo in bici e la seduta è già da lacrime, non importa. Per fortuna il primo tratto è pianeggiante, posso sciogliere un pò le gambe e far entrare in circolo la colazione. Devo assolutamente scongiurare i crampi e per questo la mia velocità è controllatissima. Rapporti agili e velocità da crociera. Comincia la salita verso Lagonegro...... lunga, lenta ma piacevolissima....... sono nei boschi! Mi affianca un ciclista che sta rientrando dal suo allenamento, anche lui diretto a Lagonegro. Tra le chiacchiere gli racconto il mio "pellegrinaggio"..... da dove son partito, quando son partito, la strada che mi aspetta. "STAI BELLO ACCIUMAGATO!" mi dice. "Prego?" Gli rispondo. "GUARDA CHE TE PUOI ACCAPPOTTA'!" Replica lui. E' di Roma e viene in vacanza da queste parti ogni anno. Conosce bene queste montagne e mi fa capire, in modo molto esplicito, che quello che mi aspetta è da brividi. Anche ieri mi è capitato spesso di confrontarmi con lo stupore delle persone quando mi fermavo per chiedere indicazioni stradali, ma erano persone normali. Adesso, invece, è un ciclista provetto che mi sta avvertendo del pericolo....... non fa niente, male che va prendo un pullman! Arrivati a Lagonegro ci salutiamo. Mi fermo al mercatino della piazza a comprare un po' di frutta, la mangio e via. Scendo verso Lauria ma non mi sento tanto bene. Comincia a far caldo, mi sento debole, affaticato ed anche preoccupato. Le gambe continuano a latitare ed anche in discesa comincia a costarmi il pedalare.
Decido di fermarmi nuovamente. Non devo avere fretta, meglio ascoltare i richiami del corpo.
Mi fermo al lago Sirino, scendo dalla bici, mi tolgo scarpe e calze e mi tuffo con le gambe nelle vasche della sorgente......... ahhhhhhhh! Trascorro almeno un'ora ad immergere, ad intervalli, le gambe in quell'acqua gelida! Bevo, mi rinfresco tutto il corpo, mangio. Come per magia, ora mi sento tonico. Sento nuovamente il profumo dei boschi, ma cos'è acqua di Lourdes? Salto in groppa al mio destriero, non senza dolori al fondoschiena. Ora la discesa è bella e liberatoria, mi sento in pace con me stesso e sono pronto a tutto. Dopo Lauria ricomincia la salita. In direzione opposta, una lunga carovana di macchine asfissia la mia ascesa. Hanno chiuso l'autostrada per eccessivo traffico! Continuo a salire, sempre con molta calma; devo arrivare a Castelluccio Inferiore. Secondo i miei calcoli (sbagliati), una volta arrivato lì poi sarà una lunga discesa verso lo Ionio. Sono felice, sgambetto agile sui pedali nonostante il caldo. Arrivo sul valico di Prestieri a 837 m s.l.m.
Da qui posso guardare lontano. Vedo altre montagne all'orizzonte ma non credo interessino il mio percorso......è fatta! Mancano ancora tanti chilometri ma saranno tutti in discesa fino al mare e pianeggianti fino a "casa". Devo sbrigarmi però, altrimenti farà buio prima del mio arrivo. Giù in picchiata! Una lunga discesa mi rinfresca e mi da la possibilità di bere e mangiare. Scendo, scendo ma la direzione non mi convince molto......mi sto praticamente dirigendo verso quelle montagne che ritenevo "non interessanti"! Mi fermo per chiedere delucidazioni a degli indigeni.........dramma!
La salita non è ancora finita. Mi viene detto che scenderò fino a 200 m s.l.m per poi risalire fino a quota 1081.........mi viene da piangere. Quelle poche energie che avevo mi abbandonano, il morale crolla sotto i piedi e con esso la speranza di tuffarmi con tutta la bici in acqua. Venti chilometri, venti chilometri di salita ancora e poi torneranno i conti fatti sul valico di Prestieri. Il problema è che nelle mie gambe non ci sono quei venti chilometri. Mi rincuoro pensando a dov'ero stamattina, a come mi sentivo prima di partire, a quello che era il reale obiettivo della giornata.......fare più chilometri possibile. Impiego tre ore a fare i maledetti 20 km, la maggior parte a piedi per evitare i crampi.
Sono sulla "cima Coppi" della mia avventura. Alle 17:30 realizzo che non ce la farò mai ad arrivare alla meta con le mie forze. L'ultima ascesa è stata terribile, ho ricordi vaghi ed offuscati dal dolore..... altro che pensieri filosofici e discorsi spirituali! Mi sento prosciugato nel corpo e nello spirito......ho freddo. Indosso il K-Way per affrontare la discesa. Sono consapevole del fatto che dovrò chiamare Stefania per farmi venire a prendere, devo solo trovare il coraggio per accettare la mia sconfitta. Scendo fino a Castrovillari, discesa interminabile. Da qui l'itinerario prevedeva una piccola risalita verso Frascineto e poi un'altra lunga discesa fino allo Ionio. Io decido di continuare a scendere perché non ho più le gambe nemmeno per pedalare in pianura. Chiedo indicazioni su quale strada percorrere per continuare a scendere, non posso fare altro. Mi fermo a mangiare un gelato e chiamo la mia Stefy. Le racconto i fatti; lei fa finta di essere sorpresa (aveva capito tutto) e mi dice di stare tranquillo. L'appuntamento è giù a valle, dove non si sente più l'odore dei boschi ma nemmeno quello del mare. FINE.

La foto a lato rende benissimo l'idea di come mi sentivo. Tante aspettative riposte in questo viaggio ed, apparentemente, nessun risultato portato a casa. L'esperienza è stata di quelle che non si dimenticano più, mai sofferto così tanto. A mente fredda posso dire che, data l'inesperienza, sono stato bravo a gestire sia le emozioni (di paura) sia le energie fisiche. Il prossimo anno, sperando di averne la possibilità, certi errori non si ripeteranno. Arriverò alla partenza più preparato fisicamente e cercherò sicuramente di gestire meglio la parte relativa al cibo.....ho mangiato pochissimo rispetto a quello che ho consumato. Il viaggio interiore comunque c'è stato. Ho dovuto fare pace con me stesso per affrontare e superare una simile avventura.....l'unione fa la forza!

P.S. Da quel viaggio, quegli occhi blu non mi hanno più tormentato..... a presto.































venerdì 3 ottobre 2014

In viaggio (Primo giorno)

E' quasi un anno che non scrivo sul blog............................ inutile parlarne.
Spesso il desiderio, il bisogno di rifugiarsi in questo spazio metafisico mi porta a raccogliere pensieri da condividere. Il problema è che il tempo a disposizione per digitalizzare il tutto risulta sempre più scarso e quelle emozioni, quelle intime esternazioni finiscono per trasformarsi in semplici ricordi....

Quest'estate sentivo forte l'esigenza di viaggiare, di affrontare un'avventura. Si può viaggiare in tanti modi e per diverse ragioni ma io percepivo l'esigenza di espiare una colpa, di fare due chiacchiere a muso duro con il sottoscritto. Quale occasione migliore, fatta di sofferenza fisica e solitudine, se non quella di pedalare per 389 km? Cosa potevo trovare di meglio per costringermi a parlare? Nulla!
Erano anni che sentivo il desiderio di farlo e quest'anno c'è stato sufficiente coraggio e la giusta motivazione...... e così sono sceso in Calabria con la bici (di Stefania!!!). Venivo da un paio di mesi in cui non mi ero sentito particolarmente a mio agio con me stesso. A questo si aggiungeva un trauma vissuto qualche settimana prima della partenza che mi aveva destabilizzato ulteriormente. Non potevo non ascoltarmi. Forse il motivo principe della mia necessità nasceva proprio da quel trauma, da quegli occhi blu che mi tormentavano la notte. Per farla breve, per una mia "distrazione", mio nipote Federico ha rischiato di annegare. E' stato un attimo, dieci metri di distanza e mi sono sentito chiamare da mio figlio con una voce carica di paura. La scena che mi sono trovato di fronte si è stampata indelebilmente nel mio cervello. Quei due occhi blu annaspavano nell'acqua. Ora sommersi, ora vivi lottavano per rimanere aperti ancora. Non ricordo come ma mi sono ritrovato in acqua a sorreggerlo....... "grazie zio!" le sue parole. Da quel momento, quotidianamente, rivivevo la scena in mille modi diversi con un esito sempre drammatico.....un tormento. Mi sentivo in colpa, mi sentivo responsabile di un qualcosa che poteva segnare per sempre il destino di un bambino.

Primo giorno:
Sono le 6:30, è tutto pronto. Carico come una molla, sono consapevole del fatto che mi aspettano due
giorni intensi, speranzoso che siano anche ricchi di emozioni. L'imperativo è categorico, andare piano.
L'aria è piacevolmente fresca, via Caracciolo è un vero spettacolo. Mi emoziono nel guardare il Vesuvio in lontananza pensando che devo raggiungerlo e superarlo. Da Piazza Municipio a Torre del Greco il viaggio è da incubo. Il fondo stradale è fatto di blocchi di basalto, non c'è un attimo di pace. Sono costretto a pedalare in piedi sulla bici per non "affaticare" il mio posteriore. Due ore a sperperare energie fisiche e mentali........ le pagherò a caro prezzo, lo sento. La situazione non migliora da Torre del Greco in poi. Se da un lato il fondo stradale è diventato scorrevole dall'altro la "città", oramai, è completamente sveglia. Torre Annunziata, Scafati, Angri, Cava dei Tirreni una lunga fila di macchine, autoarticolati, moto, semafori, polvere, gas di scarico, frastuono........l'inferno! Dove sono i miei boschi? La strada comincia a scendere verso Salerno, il peggio è passato. Ho la bocca piena di polvere, ne sento lo scricchiolio sotto i denti......che schifo. Faccio una sosta nella villa comunale della Perla del Sud. Mi rinfresco il corpo, sciacquo la bocca.......quasi una doccia, comincia a far caldo. Percorro il lungomare con leggerezza, finalmente un po' di pace. Mi ritrovo a pedalare con gioia mirando i bagnanti, il riflesso dell'acqua.......comincio a sentirmi in vacanza. Mai distrarsi! Sbaglio strada. Invece di percorrere la diagonale, mi ritrovo a coprire i cateti di un immaginario triangolo rettangolo che collega Salerno e Battipaglia. Quasi un'ora in più (20 km) sulla tabella di marcia e sotto un sole cocente.....la pagherò a caro prezzo, lo sento. Ore 13:00, sono a Battipaglia. Decido di fermarmi a mangiare, bere e riposarmi. Sono a metà del tragitto e comincio a sentire la stanchezza; un'ora di sosta mi farà bene. Cerco di rilassarmi, fino ad ora il viaggio è stato troppo frenetico. "Non è una gara" mi ripeto, non è una gara.
Fa caldo, il sole picchia forte sulla pelle. Ho passato da poco Eboli e la strada comincia a salire.
Ci sono da scalare gli Alburni per infilarsi nel Vallo di Diano, la mia prima meta è lì. Bevo con continuità ma sento che il corpo evapora più velocemente. Il tratto più duro del percorso capita nel momento più caldo della giornata.....non lo avevo previsto. Le gambe girano bene, il cardiofrequenzimetro mi tranquillizza, pedalo con un buon ritmo. Ora che sono finalmente solo non ho il coraggio di rilassarmi a guardare intorno a me, dentro di me. Fisso l'asfalto cercando di farlo scorrere ininterrottamente. Dopo quasi due ore, la salita termina. Ora le gambe mi fanno male, sono vuote. La seduta non è più "piacevole", accuso dolori anche al fondoschiena. Cerco di sciogliere i muscoli in discesa, mi idrato, mangio qualcosa ma le sensazioni non sono ottime. Scendo verso Auletta. Una frana mi costringe a prendere la bici in spalla, altra mazzata sulle gambe. Arrivo alle Grotte di Pertosa e la strada ricomincia a salire. Davanti a me un muro verde ed una serie di tornanti in lontananza che non fanno presagire nulla di buono. Sono cotto e manca ancora tanto. Non mi abbatto e continuo a pedalare sfruttando rapporti sempre più leggeri. Devo alzarmi spesso sui pedali perché la sella mi sta logorando le natiche........errore non partire con la mia sella! Alzarsi sui pedali significa affaticare ulteriormente le gambe ed infatti........crampi!
Faccio appena in tempo a scendere dalla bici che i bicipiti femorali si pietrificano. Mi siedo a terra per cercare di stirarli ma il dolore è lancinante. Mi alzo per provare a camminare ma non riesco a muovere le gambe.......è la fine! Davanti a me i tornanti sono più vicini ma ancora belli alti, il muro si è solo avvicinato. Respiro, bevo, mi calmo. Faccio un passo, poi un altro.... ora posso almeno camminare. Il Vallo di Diano è dietro quel muro. Casalbuono (prima tappa) è troppo lontano. Devo almeno scollinare, scendere verso la civiltà per trovarmi un posto dove dormire. Sono le 17:00, ci sono più di due ore di luce ancora e se cammino fino alla vetta ce la faccio. Mi costa fatica camminare in salita, spingendo la bici, ma almeno "macino metri" e mi posso, finalmente, guardare intorno. Sto meglio, ora sono sull'ultimo tornante......in alto. Mi giro a guardare alle mie spalle per la prima volta. Da qui riesco a scorgere quello che è stato il tragitto di oggi, non mi sembra possibile! Risalgo in sella a fatica. La bici scende da sola verso la valle. Provo a far girare le gambe, un po' di stretching per scongiurare altri crampi. Ormai non ho più niente da dare. Inutile andare oltre; meglio fermarsi per recuperare quanto prima possibile. Mi fermo ad Atena Lucana dopo 198 km, quasi dieci ore a pedalare. Una doccia, una cena ingerita con difficoltà e collasso nel letto.