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lunedì 15 giugno 2015

IRONMAN 70.3 - Pescara 2015

E' il quinto anno che vado a Pescara e per il quinto anno consecutivo porto a casa la mia medaglia e la mia maglietta da finisher. E' sempre un'emozione grandissima tagliare il traguardo sentendo lo speaker urlare il tuo nome ma ogni anno, facendo la stessa cosa, vivo un'esperienza diversa. Ogni anno, Pescara, mi regala qualcosa di nuovo. Spero di non scadere nella retorica con il mio racconto perché la lezione ricevuta ieri  mi porta a fare considerazioni sulla gestione delle proprie energie fisiche e mentali, sul rispetto delle regole non scritte, sulla disciplina, sulla capacità di rispettare quello che si ha dentro senza sperare che possa succedere qualcosa di straordinario. Sintetizzando, ieri mi sono beccato una bella lezione sull'umiltà! Il bello di una gara del genere è proprio questo. In un tempo relativamente ristretto, sei protagonista di un viaggio interiore in cui devi utilizzare il tuo essere per portare a casa la pellaccia. Ti metti alla prova. Studi una tattica, in funzione dei tuoi mezzi, per raggiungere un obbiettivo. Nella vita questo succede in tempi molto più lunghi, in una gara tutto si restringe a 6 ore 37 minuti e 13 secondi.
Lo scorso anno, con una preparazione simile, era arrivata la sorpresa. Migliore prestazione di sempre, sofferenza zero, gestione delle energie perfetta. Mi ricordo che ero incazzato all'arrivo perché, non avendo nessuna voglia di soffrire, mi ero rifiutato di andare più forte nella corsa. Forse la mia gara è stata influenzata proprio dal rimorso dello scorso anno. Avendo la stessa condizione fisica, mi sono obbligato a fare di più con l'obiettivo di togliermi il sassolino dalla scarpa....... Idiota!

NUOTO:
La frazione di nuoto è sempre quella con più punti interrogativi. Troppe le variabili ambientali per poter scegliere una tattica. Non essendo un gran nuotatore e soffrendo il mal di mare, come sempre, mi sono limitato ad evitare le botte in acqua (quest'anno ne ho date di più di quante ne abbia ricevute!). Nuotare in mare aperto ha un fascino indescrivibile. Io, uomo di montagna, mi vivo la frazione di nuoto sempre come un'impresa epica. Lo scorso anno, spinti dalle onde e da quelli che venivano dietro, una ventina di noi ci siamo ritrovati sotto la boa direzionale (3x3x3 metri). Potete immaginare cosa significhi stare sott'acqua, sotto la boa ed in compagnia di una ventina di persone...... tragedia sfiorata! Venendo alla fredda cronaca, esco dall'acqua con il mio crono migliore mai nuotato a Pescara!

BICI:
Gasatissimo dal risultato, corro a prendere la bici. Perdo un po' di tempo a recuperare le cose necessarie alla seconda frazione perché mi gira la testa...... ma è normale.
Esco dalla zona cambio, salto in bici e comincio a far girare le gambe. Fa caldo e il sole picchia, comincio la mia opera di idratazione dopo la frazione di nuoto. Sono le due del pomeriggio! Il percorso prevede un unico giro di 90km. Esco dalla città percorrendo la bretella autostradale che porta a Pescara Sud. Un tratto di 10km circa con una leggera pendenza a sfavore. Subito si percepisce la presenza del vento. Forte, inesorabile ostacola la mia marcia. Le gambe girano bene e tengo il passo degli altri....... a debita distanza, la scia qui è vietata. Esco dal raccordo per cominciare la lunga ascesa, oltre 1000 metri di dislivello totale. Ci sono tre "colline" da scalare, l'ultima a 64km poi sarà tutta discesa fino alla zona cambio. L'afa si fa sentire. E' come se ci fosse uno, con un fono gigante acceso, che si diverte a scacciarti indietro, in salita! Mai visti tanti atleti scendere dalla bici e farsela a piedi, mai visti tanti atleti stesi all'ombra a rifiatare. Le ambulanze fanno avanti e dietro per portare via coloro i quali hanno abbandonato colti da malore. Un massacro! E l'idiota che fa? Invece di pensare a gestire e conservare la sua sensazione di benessere, si alza sui pedali e sgambetta via come una gazzella! Pedalo, bevo, mangio con frenesia. Anche in discesa, invece di far rifiatare le gambe, mi butto giù come un forsennato. Ho la percezione che sto facendo tutto bene, che mi sto idratando a sufficienza. Ormai sono al settantesimo chilometro. Ho il vento alle spalle ed è discesa, uno sballo. Viaggio a 40-45 km/h ma avverto un po' di stanchezza alle gambe. Mando giù la dose di amminoacidi prevista per la frazione di corsa, continuo a bere con continuità ma le gambe continuano a dolere ed accuso un leggero mal di testa. Mancano 5km alla zona cambio e realizzo che sono completamente disidratato!

CORSA:
Non mi perdo d'animo. Lascio la bici, metto le scarpette, faccio una doccia con l'acqua delle borracce..... una bacio alla mia dolce metà e via di corsa! Quando scendo dalla bici e comincio a correre la sensazione è sempre di libertà. Anche se le gambe sono appesantite e dure, io mi sento sempre meglio, più leggero. Imposto il passo a 5:30/km e resto in attesa di vedere cosa succede. La testa duole sempre di più ma le gambe rispondono al ritmo imposto. Al terzo dei 21 km finali finisce la mia gara! All'improvviso si spengono tutte le mie velleità di finire sotto le sei ore totali...... crampi! Una coltellata al bicipite femorale sinistro, dolore. I crampi sono terribili, non ci puoi fare niente. Ti fermi piegato a metà sperando che quel dolore terribile si smorzi il prima possibile. Sorrido, provo a camminare. Comincia un'altra gara. La perplessità di vedere cosa poteva succedere nella terza frazione lascia il posto alla realtà: sono prosciugato! C'è la testa, ci sono le energie ma non ci sono più i muscoli.....ho fatto lo sborone in bicicletta e per giunta in condizioni climatiche proibitive. Abbasso il ritmo della corsa e inizio un lavoro psicologico per far fare al corpo ciò che la mente decide. Qui nasce la mia gioia. Non che mi piaccia soffrire, ma quando il corpo riesce a fare quello che la testa gli impone di fare....... sono soddisfazioni. Mi faccio i restanti 18km correndo con scioltezza, fermandomi ai ristori e curando al massimo l'idratazione. I crampi arrivano ogni 3-4km: bicipite femorale destro, adduttore sinistro, adduttore destro, gracile.......tutti protagonisti. In questa lunga corsetta verso la finish line provo a rivedere tutta la gara. Se penso a come mi sono comportato, soprattutto nella salita, un senso si rabbia e di delusione mi pervade. Mi viene in mente una frase che mia madre pronuncia spesso: "A vui la presunzione vi mangia vivi!" Purtroppo è così, sono stato presuntuoso. Per rimediare ora devo fare appello a tutta la mia forza di volontà per tenere la situazione sotto controllo. Bella lezione ma altrettanto bella razione. Alla fine arrivo felice e sereno, farò tesoro di quanto accaduto. Baci e abbracci, come sempre, mi accolgono all'arrivo. Avere la famiglia che ti aspetta al traguardo ti da sempre qualcosa in più da mettere in campo. Grazie family!

Ciao Pescara, ci rivediamo il prossimo anno!